Il mistero dell’io , l’auto-rappresentazione e l’esplorazione del profondo. Difficile dire quando ha inizio il momento in cui si intraprende un certo percorso interno. Fin dall’infanzia ho rincorso le cose viste e pensate nel tentativo di afferrarne l’ immagine esteriore e interiore, e di fermarle nel tempo, nella loro essenza profonda.
Lo spazio della rappresentazione sulla scena dell’arte moderna ha dilatato il suo raggio di estensione, fino a oltrepassare gli steccati che una volta circoscrivevano il suo dominio nella sfera del mondo visibile. Non più la riproduzione del mondo fenomenico, la corrispondenza col vero identificabile col visibile, a decretare una legge di misura e un canone di bellezza. E’ qualcosa che soggiace all’immagine, che appartiene alla sua struttura compositiva interna, indipendentemente dall’oggetto.
Quale il campo delle cose rappresentabili?
Nella mia scena pittorica sono immagini colte sia dal mondo sensibile che da una realtà invisibile, preclusa al campo visivo e accessibile per altre vie. Delle immagini cerco di cogliere la costruzione strutturale, passandole attraverso il setaccio del processo artistico. Immettere nell’alambicco creativo la visione sensoriale, per tirala fuori decantata nello spazio pittorico dove si trova uno dei punti di contatto tra noi e gli altri. Cose viste con gli occhi, colte dall’apparato sensoriale, collocate nel segmento spazio-temporale del mondo fenomenico e mediate dalle categorie mentali nel loro passaggio al nostro interno, dove le immagini passano attraverso una lente selettiva, sottoposte a una sintesi formale .
Dagli anni ottanta fino alla produzione attuale, ciò che più mi interessa è cogliere e fissare sulla tela l’impressione luminosa e le relazioni armoniche dell’immagine. Le figure sono perlopiù isolate nello spazio scenico del quadro: in ambienti interni e notturni quelle del primo periodo, mentre oggi prevale la figura immersa nella luce diurna, e inserita in spazi intermedi tra interno ed esterno, come il vano di una finestra.
Nei paesaggi ricorrono le case tra gli alberi. Gli alberi sono un paravento vegetale a difesa delle case, pronti a intraprendere una riconquista degli spazi artificiali creati dall'uomo.
Altre volte sulla scena pittorica restano impigliate, come per captazione , immagini remote di un passato mitico, e allora la rappresentazione si attiene a una maggiore sintesi formale, le forme evocano cose pensate e non vedute. Compaiono soprattutto Odisseo, Penelope e altre figure del mondo omerico.



Pastelli su carta
2016
Olio su tela-40x60
2017
Olio su tela 70x80
2017

pastelli su carta2016

olio su telacm 50 x 70
1985